LE EMOZIONI
Le emozioni esercitano una forza incredibilmente potente sul comportamento umano. Le emozioni forti possono causare azioni che normalmente non si eseguirebbero. Ma che cosa sono esattamente le emozioni?Che cosa scatena queste reazioni?
Le emozioni sono reazioni psicologiche e fisiologiche, con cui ognuno risponde alle situazioni in cui si viene a trovare, ma anche alle proprie elaborazioni mentali cioè ai propri pensieri.Si ritiene che la principale funzione delle emozioni sia stata in origine quella di permettere all'individuo una risposta immediata per garantire la propria sopravvivenza e per attivare comportamenti complessi finalizzati a svolgere funzioni vitali, quali la difesa, il procurarsi il cibo, il sesso, ecc... (funzione motivazionale). Le emozioni, perlomeno quelle innate,sono quindi, in un certo senso, automatiche. Essendo reazioni immediate, il processo cognitivo è ridotto al minimo, infatti si parla di pensieri automatici, così come l’elaborazione razionale. Però emozione e processo cognitivo interagiscono egualmente in modo potente ed intenso, specie nelle emozioni complesse, e sono alla base di processi come l’empatia e la motivazione.
Le emozioni servono inoltre per comunicare agli altri il proprio stato d’animo. Le espressioni del viso ne sono l’esempio più evidente. Molte espressioni mimiche sono geneticamente determinate. Infatti esperimenti condotti con etnie delle parti più diverse del globo hanno dimostrato una sostanziale identità nel modo di esprimere le emozioni con la mimica, in tutta l’umanità.
Le teorie sulle emozioni
Le principali teorie delle emozioni possono essere raggruppati in tre categorie principali: fisiologiche, neurologiche e cognitive.
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Teorie fisiologiche suggeriscono che le risposte all’interno del nostro corpo sono responsabili delle emozioni.
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Teorie neurologiche propongono che l’attività all’interno del cervello conduce a risposte emotive.
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Le teorie cognitive sostengono che i pensieri e le altre attività mentali hanno un ruolo essenziale nella formazione di emozioni.
Quali sono le emozioni principali?
Esistono due tipi di emozioni: le emozioni fondamentali e le emozioni complesse.
Le fondamentali sono dette anche emozioni primarie poiché si manifestano nei periodi iniziali della vita umana e ci accomunano a molte altre specie animali. Il neonato evidenzia tre emozioni fondamentali che vengono definite “innate”: paura, amore, ira.
Entro i primi cinque anni di vita manifesta altre emozioni fondamentali quali vergogna, ansia, gelosia, invidia.
Le 8 emozioni primarie sono:
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Rabbia: generata dalla frustrazione e si può manifestare attraverso l’aggressività.
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Paura: è un’emozione dominata dall’istinto, ha come obiettivo la sopravvivenza del soggetto ad una situazione pericolosa
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Tristezza: si origina a seguito di una perdita o da uno scopo non raggiunto
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Gioia: è un’emozione positiva di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri
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Sorpresa: si origina da un evento inaspettato, seguito da paura o gioia
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Attesa
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Disgusto: risposta repulsiva caratterizzata da un’espressione facciale specifica
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Accettazione
Le emozioni complesse (secondarie) sono la combinazione delle primarie e si sviluppano con la crescita dell’individuo e l’interazione sociale: l’invidia, l’allegria, la vergogna, l’ansia, la rassegnazione, la gelosia, la speranza, il perdono, l’offesa, la nostalgia, il rimorso, la delusione.
Da dove originano le emozioni?
Tutta la medicina antica, dagli Egizi ai Cinesi, fino a Galeno (130-200 d. C.) (3), riteneva, secondo varie forme, che il cuore fosse la sede delle emozioni. Solo Ippocrate (460-370 a. C.) sostenne nell’antichità che le emozioni avessero sede nel cervello. Egli infatti scriveva: "L'uomo deve sapere che null'altro che dal cervello, provengono gioie, piaceri, risate e divertimenti e dolori, tristezze, sconforto e lamenti". Si dovette attendere l’epoca moderna per dimostrare che il cuore non è la fonte dello spiritus vitale, né la sede delle emozioni, ma è un “vere musculus” come lo definì Nicola Stenone(1638 – 1686) .
Il cuore allora, come sede delle emozioni, uscì dall’ambito scientifico, rimanendo però nei modi di dire popolari (mi sta a cuore, morì di crepacuore, il mio cuore batte per te ecc.), nella poesia, nelle canzoni, ed oggi, nelle e-mail e negli sms.
La neurofisiologia moderna ha nel frattempo eletto un altro organo non meno affascinante del cuore – un insieme di strutture del cervello interconnesse tra loro - come sede delle emozioni: il cosiddetto sistema limbico.
L’emozione è, secondo Plutchik, una complessa catena di eventi che comincia con la percezione di uno stimolo, finisce con un’interazione tra l’organismo e lo stimolo che ha dato l’avvio alla catena di eventi. Le maggiori componenti della catena sono una valutazione cognitiva dello stimolo, un’esperienza soggettiva o “sentimento”, un’eccitazione fisiologica, un impulso all’azione e un comportamento. Tutta la sequenza tende poi. attraverso un meccanismo di feed-back, a riportare l’individuo ad uno stato di quiete (o omeostasi). Quindi ad ogni emozione viene associato uno stimolo esterno (ma può anche essere interno, la percezione di qualcosa nel proprio corpo, un pensiero ecc.) ed una risposta dell’individuo.
In questa tabella vediamo sinteticamente degli esempi di queste relazioni:
Riassumendo, le emozioni hanno tre funzioni principali, secondo Plutchik:
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Una funzione motivazionale verso comportamenti specifici. Predispongono cioè l’individuo ad un insieme di possibili comportamenti, originariamente quelli più importanti per la conservazione dell’individuo e della specie, ma al momento attuale anche a comportamenti molto più evoluti. Non a caso motivare le persone, cruccio e delizia di chi si occupa di gestione delle risorse umane, significa riuscire ad associare ai comportamenti che ci si aspetta le persone adottino, alla sperimentazione da parte loro di emozioni positive, preferibilmente intense.
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Una funzione comunicativa verso gli altri individui. Plutchik, citando le ricerche diDarwin che hanno ricevuto numerose conferme, sottolinea anche il ruolo comunicativo delle emozioni. Esse permettono di comunicare informazioni da individuo a individuo secondo un modello primordiale, evidentemente pre-verbale. Ad esempio abbracciarsi per esprimere affetto, o lamentarsi per chiedere aiuto.
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Una funzione di informazione per l’individuo stesso. Infatti fanno sì che l’individuo sia aggiornato sui suoi bisogni e obiettivi, in modo spontaneo e pre-razionale, che apprenda situazioni ed eventi utili e pericolosi, agendo come misuratori del proprio stato interno e del mondo esterno.
Questo è un argomento troppo complesso ed in continua evoluzione per poter trarre delle vere conclusioni.
A questo proposito meritano sicuramente una rinnovata attenzione gli studi di Goleman sull’intelligenza emotiva, che sembrano godere in questa stagione di un interesse crescente, ma anche la nuova frontiera dello studio delle emozioni dal punto di vista “computazionale”, il tentativo cioè di studiare le emozioni nell’ambito dello studio dell’intelligenza artificiale (affective computing), ai fini di farle simulare e forse riprodurre da parte dei computer (Casali) .
Le emozioni non derivano direttamente dalle situazioni, ma sono mediate dall’interpretazione cognitiva che diamo delle situazioni. Perciò modificando i pensieri automatici e le credenze (intermedie e profonde) da cui traggono origine, possiamo modificare le emozioni facendole diventare da negative a positive.
In definitiva, i nostri vissuti emozionali sono frutto di come siamo stati educati, di quante e quali situazioni abbiamo sperimentato e di quanto e come agisce la pressione sociale intorno a noi.
Idee, esperienze ed aspettative sociali distorte o scorrette dal punto di vista logico, e ne abbiamo più di quanto non si pensi, possono produrre emozioni negative e portarci infelicità.
Lavorare sui pensieri che generano emozioni negative può essere d’aiuto nel ridurre questa infelicità. Può rappresentare l’arco che scocca le frecce delle nostre potenzialità verso una vita più gratificante.